Vediamo qualche esempio di pubblicità che riprende il concetto del ‘Dylaby‘.
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vedi anche
"A SCUOLA DA SPOERRI 1"
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In questa immagine vengono pubblicizzati sistemi di illuminazione che ‘assolvono alla loro funzione da angoli diversi’ … come ‘diverso’ dal solito è il punto di vista offerto all’osservatore. Il ragazzo appare assorto e per niente stupito da ciò che lo circonda.
E’ la volta di una manifattura di tappeti … il personaggio sembra sdraiato sul pavimento, intento ad osservare degli arazzi.
In realtà questa
immagine, così come la precedente, è stata semplicemente stampata ruotata
di 90 gradi e il nostro osservatore è appoggiato alla parete, intento a
guardare i tappeti, come se fossero opere d’arte … ‘arte da calpestare’
appunto.
La stessa scritta
‘L’arte da calpestare’ segue il profilo dell’angolo in basso a destra e invita
ad una duplice lettura … quella delle due direzioni di lettura dell’immagine
stessa.
In questo caso la
scena si sposta all’esterno e a subire una ‘verticalizzazione’ è l’ambiente
urbano. L’unica persona visibile sembra ‘muoversi liberamente’, come invita la
pubblicità di una marca di abbigliamento, camminando sulla
parete ’orizzontalizzata’ di un palazzo.
Anche in questo caso
la scena è esterna ma vi sono molti personaggi che si muovono su
piani diversi … quale sia il pavimento e quale sia la parete ce lo dice il
contesto, una strana urbana.
I consigli pubblicitari
invitano a rivoluzionare la nostra guida (riferendosi a dei video games),
in quanto vi sono infinite possibilità per farlo, così come, suggerisce
l’immagine, infinite possono essere le possibilità di spostarsi per strada.
Innanzi tutto la scena
urbana si presenta vista nella giusta prospettiva e non ruotata, cosa che la
distingue dalle altre situazioni e da quella realizzata da Daniel
Spoerri per il Dylaby. Ciò che le accomuna invece sono i passanti che, come
abbiamo visto, si spostano su piani diversi … l’effetto paradossale è in questo
caso affidato ad un gruppo di ragazzi, che procedono stranamente in fila
indiana, costeggiando il marciapiede e dando l’impressione di camminare sulla
parete ma che, in realtà, sono immobili e sdraiati per terra simulando il
movimento con la semplice posizione delle gambe e delle braccia.
Gli stessi attori
usati da Spoerri per il suo Dylaby erano sdraiati sul pavimento con
atteggiamenti ed espressioni che simulavano attenzione ed interesse per le
opere d’arte esposte.




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